Nel mondo della cybersecurity si parla sempre di hacker, attacchi sofisticati e minacce esterne.
Ma se il rischio più grande fosse all’interno dell’organizzazione?
Un recente caso legato alla CISA (l’agenzia federale USA per la sicurezza informatica) ha acceso i riflettori su un problema spesso sottovalutato: l’uso improprio degli strumenti di intelligenza artificiale.
Un alto dirigente avrebbe caricato documenti interni su ChatGPT per supportare alcune attività operative. Nessun attacco. Nessuna violazione esterna.
Eppure, il risultato è lo stesso: dati sensibili potenzialmente esposti.
Questo episodio dimostra una verità scomoda: oggi non serve un hacker per causare un data leak.
La tua azienda sta usando l’AI in modo sicuro?
Perché non basta vietare o consentire strumenti come ChatGPT: serve una strategia.
Policy poco chiare, strumenti non controllati e scarsa formazione creano un mix pericoloso.
E il rischio è concreto:
- perdita di informazioni strategiche
- violazioni normative
- danni reputazionali
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